Congedo parentale papà dipendenti

Congedo parentale papà lavoratore dipendente, quali sono le regole?

Per congedo parentale s’intende un periodo di astensione dal lavoro concesso ai genitori per prendersi cura del nuovo arrivato, non solo in caso di nascita, ma anche di adozione e affidamento.

Fino a qualche tempo fa il periodo di riposo era riservato solo alla madre, oggi la partecipazione del papà alla vita familiare è diventata più diretta e paritaria. La conferma viene anche dal mondo delle Istituzioni.

La legge n. 92 del 28 giugno 2012 ha istituito il congedo obbligatorio e facoltativo per tutti i neo-papà dipendenti, diritto ribadito e ulteriormente esteso nella Legge di Bilancio 2019, portando i giorni di astensione obbligatoria dal lavoro del neo-papà da 4 a 5, ai quali potrà aggiungersi 1 giorno facoltativo di astensione, subordinato alla decisione della madre di non utilizzare un giorno di quelli a lei disponibili in quanto neo-mamma. 

In totale, dunque, i giorni a disposizione per congedo parentale papà lavoratore dipendente diventano 6.

Puoi però fruire del congedo di paternità solo il papà lavoratore dipendente, ed è esteso anche ai padri affidatari e adottivi. I giorni previsti devono essere “consumati” entro i primi cinque mesi dalla nascita del figlio o dall’ingresso del nuovo arrivato in famiglia, se parliamo di affidamento o di adozione. Il congedo può essere richiesto e utilizzato anche in contemporanea con il periodo di astensione dal lavoro della madre.

Riposi per l’allattamento, un diritto che spetta anche ai papà

Dopo il periodo di congedo obbligatorio, alle madri lavoratrici sono concessi i riposi per l’allattamento.

Si tratta di permessi concessi alle madri lavoratrici, per continuare a stare vicino al nascituro o al bambino  appena arrivato in famiglia; in genere per permettere il proseguimento dell’allattamento.

Con l’articolo 40 del Decreto Legislativo 151/2000 si stabilisce che il padre dipendente ha diritto agli stessi riposi previsti per la madre, se la madre non ne usufruisce.

E’ necessario che la madre dichiari di rinunciare volontariamente oppure di non avere possibilità di sfruttarli affinchè il padre dipendente ne possa fruire.

Questo diritto spetta ai padri anche nel caso in cui la mamma non sia una lavoratrice dipendente e dunque non usufruisca dei congedi.

Anche in altri casi più gravi (la madre non c’è più, c’è stato un affido esclusivo a favore del papà, esiste una diagnosi di grave malattia o infermità della madre) il papà può assumere questi congedi al posto della mamma.

 

Il congedo per malattia del figlio

Il diritto di assentarsi dal lavoro, In caso di problemi di salute del figlio, spetta tanto alle madri quanto ai papà, purché siano lavoratori dipendenti. Ne avevamo già parlato anche nel precedente articolo “congedo malattia figlio“.

Può usufruire di tali permessi fino al compimento dell’ottavo anno di età del figlio, ma le regole cambiano a seconda della sua età.

  • fino al compimento dei 3 anni ha la possibilità di “allontanarsi” dal lavoro senza alcun limite di tempo. Inoltre, se è un dipendente pubblico, avrà ogni anno 30 giorni di assenza causa malattia retribuiti;
  • dal terzo anno e fino al compimento di 8 anni, ogni genitore ha la possibilità di assentarsi per 5 giorni lavorativi all’anno, senza poterli cedere l’uno all’altro.

A differenza di quanto accade per i dipendenti della Pubblica Amministrazione, per i dipendenti di aziende private questi permessi per malattia non sono retribuiti.

Congedo parentale per papà lavoratore dipendente: quando e come ottenerlo.

In virtù degli articoli 28 e seguenti del TU, il congedo di paternità è concesso al padre solo nel caso in cui si verificassero i seguenti eventi riguardanti la madre del bambino:

  • Morte o grave infermità della madre. (In questo caso, la scomparsa della madre va attestata mediante compilazione dell’apposita dichiarazione di responsabilità inclusa nella domanda telematica). La certificazione sanitaria comprovante la grave infermità va presentata, invece, in busta chiusa al centro medico legale dell’Inps, allo sportello oppure a mezzo raccomandata postale;
  • Affidamento esclusivo del figlio al padre. Il papà dovrà comunicare gli elementi identificativi del provvedimento giudiziario e il Tribunale che lo ha emesso;
  • Abbandono del figlio o mancato riconoscimento del neonato da parte della madre. Tale circostanza deve essere attestata mediante compilazione dell’apposita dichiarazione di responsabilità inclusa nella domanda telematica.

Esiste poi una quarta ipotesi che prevede la rinuncia della madre, parziale o totale, al congedo di maternità che le spetta, ma solo in caso di adozione o affidamento di minori

Anche in questo caso, la rinuncia deve essere attestata mediante compilazione dell’apposita dichiarazione di responsabilità che si trova già predisposta nella domanda telematica.

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